La gestione dei servizi essenziali delle collettività, quale presente e quale futuro

Inserito il 31 May 2011 da ambientereale 1 Commento

Acqua, energia, rifiuti e mobilità rappresentano le quotidiane ed elementari necessità di famiglie e imprese, sono settori vitali e delicati ove la soddisfazione del bisogno deve necessariamente sposarsi con le migliori forme di gestione in termini di produttività ed economicità, è altresì evidente che rappresentano voci costanti di spesa che incidono nella economia domestica e industriale.

Il panorama italiano si presenta, al solito, multiforme e diverso a seconda della latitudine: a nord si sta consolidando un panorama di grandi e medie imprese (pubbliche o miste) che tendono a fondersi tra loro per dare vita a colossi anche di carattere sovra regionale; al centro si sta promuovendo una analoga politica trainati dalla forza economico-industriale delle società pubbliche che sono la promanazione della capitale (Roma e dintorni); per contro al sud resistono concezioni feudali nell’erogazione dei servizi pubblici.

Privato o pubblico (?)

Prima di affrontare la situazione del mezzogiorno è utile entrare nel merito del dibattito in corso sulla liberalizzazione e privatizzazione dei servizi. La comunità europea sottolinea l’importanza di aprire alla concorrenza il mercato dei servizi e a tale proposito, ha disposto una coerente legislazione al fine di favorire regole di mercato che tutelino, a fronte di una giusta concorrenza, gli interessi dei cittadini e delle imprese, in pratica servizi meno cari e più efficienti. Personalmente ritengo che liberalizzare “tout court” non produca che i nefasti e già noti effetti di privatizzare gli utili e collettivizzare le perdite.

Telefonia e autostrade, ferrovie e gioco d’azzardo, sono lo specchio di privatizzazioni a senso unico che hanno il primato di realizzare profitti senza concorrenza. Il settore della telefonia produce utili esasperando consumi non indispensabili, sottraendo peraltro risorse agli utenti che non consumeranno in altri mercati quali la cultura, la ricerca e l’innovazione, gli altri settori si giudicano sui fatti: ferrovie sull’orlo del collasso e autostrade in ginocchio.

La politica ha gestito i maldestri tentativi di privatizzare realizzando esclusivamente interessi propri e particolari, i politici di taglio europeo hanno compreso da tempo che i servizi rappresentano un affare per conservare potere e clientele, hanno sostituito le partecipazioni statali e i posti dello stato di un tempo, ritagliandosi nel nuovo mercato rendite di posizione che nuovamente ripropongono clientele e affari personali.

Per rallentare l’inevitabile degrado auspicato da una parte consistente di utenti consumatori è utile proporre una più graduale e controllata apertura alla privatizzazione e concorrenza, d’altronde i servizi in gioco sono essenziali: ‘l’acqua deve essere garantita ad ogni essere umano e a ogni animale senza che la sua mercificazione produca profitti; i rifiuti devono essere raccolti, riciclati e riutilizzati lasciando che i costi per il loro ciclo di vita ricadano sull’effettivo consumo dei singoli utenti e sui produttori stessi, è il settore dove assolutamente non si devono spalmare in modo indiscriminato i costi e dove è doveroso controllare impianti e destini siano essi urbani che industriali; il trasporto collettivo (uso il termine collettivo e non pubblico) è un servizio di “punta” per realizzare economie sul fronte dei consumi e degli sprechi, nel futuro prossimo è impensabile riproporre il trasporto singolo anche e soprattutto per risparmiare al pianeta ulteriori danni derivanti dall’effetto serra e dallo scioglimento dei ghiacci polari. Vista l’importanza dei settori propongo di andare cauti e di scegliere in virtù di interessi collettivi e non particolari, per fare ciò è indispensabile che le scelte politiche affidino esclusivamente alla gestione pubblica questi servizi , almeno sino all’ottimizzazione dei risultati da conseguire, per poi procedere allo stimolo delle necessarie forme di mercato e concorrenza.

Il caso mezzogiorno

Per affrontare il mercato dei servizi nel mezzogiorno si può prendere come esempio il caso Campania. Le altre regioni del sud vantano, rispetto alla Campania, posizioni ancora più disperate. Nel settore dell’acqua il tentativo di privatizzazione si sta scontrando con una resistenza politico-culturale che ha costretto ha rallentare i processi in atto, il settore dei rifiuti era completamente in mano privata sino al ‘99, a parte alcuni casi di servizi allora gestiti in economia dai singoli enti locali o da loro municipalizzate, nel volgere di pochi anni sono cresciute a dismisura società miste o pubbliche in ogni angolo della regione, società che non rispondono ad alcuna logica di territorio e di giusta economia. In sostanza i politici campani si sono sostituiti alla parte privata per controllare il mercato del lavoro in questo delicato settore, oltre al lavoro controllano forniture e assistenza determinando politiche locali di evidente clientelismo. La situazione è oltretutto corroborata dalla infausta gestione commissariale del settore, gestione che ha portato allo speco di oltre 800 milioni di euro in soli dieci anni. Anche nel settore dei trasporti prevale l’arcano trasporto su gomma, sono assenti metropolitane leggere e trasporti su ferro, al di fuori dell’encomiabile e d’altri tempi “circumvesuviana”.

Che fare in Campania?

Nel considerare che la nascita di una miriade di società pubbliche o miste derivava in parte dalla voglia, al solito, di svendere a offerenti “stranieri” il mercato dei servizi da parte delle diverse fazioni politiche, basti ricordare la calata degli emiliani e dei toscani nel settore dei rifiuti, va anche considerato lo spazio creato per far posto ad una miriade di consigli di amministrazione dove bivaccano abitualmente “professionisti” della politica senza alcuna professionalità. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: esplosione della spesa e società sull’orlo del collasso e del fallimento. In questa situazione diventa difficile parlare di mercato senza che lo stesso mercato diventi un variopinto “suk” arabo dove offerta e domanda rispondono a criteri da imbonitore di fiere. La direzione della politica deve ancora trovare un accordo tra le diverse componenti, proprio la mancanza di un chiaro obiettivo comune ha fatto si che i ritardi accumulati comincino a fare sentire gli effetti nefasti ai cittadini e alle imprese.

Confidando che alcuni amministratori locali o provinciali intendano finalmente perseguire un obiettivo a medio termine voglio disegnare un percorso virtuoso per addivenire in tempi ragionevoli, un triennio, alla corretta e moderna gestione di parte dei servizi necessari alle collettività, nella odierna babele legislativa è il tempo minimo per raccogliere le forze e rilanciare soggetti in grado di concorrere con il mercato. La parola d’ordine deve diventare “insieme per fare meglio”, è necessario superare i particolarismi da campanile per unire le diverse realtà che insistono su un territorio al fine di promuovere società per azioni che si candidino a fornire servizi a 300/400 mila utenti. I vantaggi di una gestione societaria consortile, dove necessariamente la politica faccia un passo indietro, si ottengono realizzando le giuste scelte di scala che inevitabilmente consentono sia di abbattere i costi che di realizzare tutti gli investimenti necessari.

Un Commento

  1. cittadino
    6 years ago

    Questo l’auspicio nel 2011 , dell’allora dirigenza dell’azienda Ambiente Reale “La parola d’ordine deve diventare “insieme per fare meglio”, è necessario superare i particolarismi da campanile per unire le diverse realtà che insistono su un territorio”
    siamo alle soglie 2015 e l’Azienda Ambiente Reale ha cambiato Dirigenza tecnica, migliorando considerevolmente, come efficienza ed efficacia le sue competenze di servizio pubblico, ma tutt’ora non si sa che fine farà il settore. Si sta realizzando quanto auspicato nell’articolo del 2011 ” una gestione societaria consortile, dove necessariamente la politica faccia un passo indietro, si ottengono realizzando le giuste scelte di scala che inevitabilmente consentono sia di abbattere i costi che di realizzare tutti gli investimenti necessari.”
    Una scelta che dovrebbe compiersi quando una azienda fosse in passivo, cone forse lo era Ambiente Reale nel 2011, ma nel 2014 l’azienda pare essere in attivo , quindi perché chiudere aziende pubbliche (municipalizzata) sane e che già operano sotto costo/al risparmio minimo efficace, a favore di investimenti più elevati- privati e relativi guadagni ?
    La politica c’entra eccome, non farsi da parte dovrebbe, ma ragionare meglio e contare meglio le proprie risorse per dare ai cittadini i loro diritti, e soluzioni realmente di risparmio e di qualità. Auguri alla Giunta Comunale di Boscoreale… che questo NATALE ….li illumini!!!!!!!

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