2025 – 2027

Premessa

Con la c.d. “legge anticorruzione” (legge n. 190/2012) sono state approvate le “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e della illegalità nella pubblica amministrazione”.

In ottemperanza a quanto previsto dal Legislatore del 2012 – e tenuto altresì conto con le disposizioni di cui al Piano Nazionale Anticorruzione – con il presente “Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza” (di seguito, “Piano”), Ambiente Reale s.r.l., società in house del comune di Boscoreale, intende definire un sistema di controllo, di prevenzione e di contrasto della corruzione e dell’illegalità.

Il Piano ha l’obiettivo dichiarato di rafforzare gli interventi di organizzazione e di controllo attuati da Ambiente Reale, al fine di identificare le strategie per la prevenzione ed il contrasto della corruzione a livello aziendale.

Nella redazione del presente documento, tenuto conto delle specificità organizzative, strutturali e della particolare natura delle attività svolte dalla società, si è inteso implementare ed ottimizzare, per quanto più possibile e in un orizzonte di medio periodo, il processo di allineamento ai principi e alle indicazioni fornite da ANAC.

Chiaramente, il Piano adottato da Ambiente Reale si inserisce e recepisce a pieno il quadro normativo di riferimento che tiene conto delle modifiche e delle aggiunte recenti del Legislatore in merito all’applicazione dei principi anticorruzione applicabili agli enti controllati dalla P.A.

Il Piano Anticorruzione è strettamente correlato ai principi di trasparenza, infatti attraverso l’attuazione degli strumenti per la trasparenza si creano le condizioni per un controllo diffuso sull’operato dell’Amministrazione, consentendo alle altre Istituzioni ma anche ai cittadini di verificare il rispetto dei principi di buon andamento ed imparzialità.

La “Trasparenza” ha come obiettivi quelli di a) responsabilizzare gli amministratori pubblici; b) ridurre la corruzione, gli illeciti e i conflitti di interesse; c) ottimizzare la gestione delle risorse pubbliche; d) migliorare la performance delle amministrazioni; e) premiare il merito.

La principale modalità di attuazione del concetto di “Trasparenza” è la pubblicazione sui siti istituzionali degli obblighi normativi previsti. In particolare, i suddetti dati devono trovare posto in una apposita sezione del sito denominata “Amministrazione Trasparente” onde poter fornire alla cittadinanza un punto di accesso informativo chiaro ed esauriente sulle azioni e le strategie di miglioramento della P.A. per perseguire gli obiettivi di legalità e buona gestione della cosa pubblica.

Per quanto riguarda l’applicabilità delle misure di prevenzione della corruzione e della trasparenza alle società controllate, a quelle partecipate e agli altri enti di diritto privato in controllo pubblico nonché agli enti pubblici economici, l’ANAC e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, attesa la disorganicità delle disposizioni di cui alla legge n. 190/2012 e dei decreti delegati che si riferiscono a detti enti e società, hanno avviato un’azione comune di riflessione finalizzata all’elaborazione di indicazioni condivise sull’applicazione della normativa anticorruzione e della nuova disciplina in materia di trasparenza.

Con il presente Piano si intende:

  • assicurare la massima circolazione delle informazioni all’interno e all’esterno della società e la piena accessibilità  a quanto concerne la società;
  • consentire forme diffuse di controllo sociale dell’operato della società, a tutela della legalità, della cultura dell’integrità ed etica pubblica e del buon andamento della gestione, secondo un’ottica di continuo miglioramento.

Normativa di riferimento.

Come già anticipato in premessa, norma cardine in materia di anticorruzione è la legge n. 190 del 2012 ratificata dallo Stato italiano con la Legge n. 116/2009 in attuazione della Convenzione ONU contro la corruzione.

La norma ha approvato le “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”. La legge, oltre a rafforzare gli strumenti per la prevenzione e la repressione della corruzione, ha individuato i soggetti preposti a mettere in atto iniziative in materia.

Il provvedimento normativo ha inteso introdurre nel nostro ordinamento un sistema di prevenzione della corruzione operante su due livelli:

  • a livello nazionale: la legge ha previsto che il Dipartimento della Funzione Pubblica predisponesse, sulla base di linee guida definite da un comitato interministeriale, un Piano Nazionale Anticorruzione, aggiornato annualmente, attraverso il quale sono individuate le strategie prioritarie per la prevenzione e il contrasto della corruzione nella P.A.;
  • a livello decentrato: ogni amministrazione pubblica deve definire un Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione che, sulla base di quanto previsto dal Piano Nazionale Anticorruzione, riporta l’analisi e la valutazione dei rischi specifici di corruzione e conseguentemente indica gli interventi organizzativi volti a prevenirli.

In particolare, tra gli elementi essenziali del Piano, la Legge 190/2012 definisce:

  • l’individuazione delle attività nell’ambito delle quali è più elevato il rischio di corruzione, valutate in relazione al contesto, all’attività e alle funzioni dell’ente;
  • per le attività individuate al punto precedente, la previsione di meccanismi di formazione, attuazione e controllo delle decisioni idonei a prevenire il rischio di corruzione;
  • la programmazione della formazione, con particolare attenzione alle aree a maggior rischio di corruzione;
  •  l’individuazione di modalità di gestione delle risorse umane e finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati;
  • l’adozione di un Codice di comportamento per i dipendenti ed i collaboratori, che includa la regolazione dei casi di conflitto di interesse nell’ambito delle funzioni ed attività amministrative;
  • la previsione di obblighi di informazione nei confronti del Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (RPCT), chiamato a vigilare sul funzionamento e sull’osservanza del Piano;
  • l’adozione di un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel Piano;
  • la definizione di procedure per l’aggiornamento del Piano medesimo.

Nella Gazzetta Ufficiale n. 13 del 16 gennaio 2019 è stata pubblicata la Legge 9 gennaio 2019 n. 3, entrata in vigore il successivo 31 gennaio. Tale intervento normativo è stato animato anche dall’esigenza di allinearsi alle raccomandazioni provenienti, in sede sovranazionale, dal Gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO) e dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), per completare il percorso di adeguamento della normativa interna a quella europea o derivante da convenzioni internazionali. Tra le principali novità introdotte dal provvedimento citato, figurano:

− la modifica dell’istituto della prescrizione, attraverso un intervento sugli artt.

158, 159 e 160 c.p. così come modificato dalla Legge 134/2021.

A partire dal 1° gennaio 2020, la decorrenza del termine di prescrizione è individuata «per il reato consumato, dal giorno della consumazione; per il reato tentato, dal giorno in cui è cessata l’attività del colpevole; per il reato permanente o continuato, dal giorno in cui è cessata la permanenza o la continuazione». E’ previsto, inoltre, il “differimento della questione ad altro giudizio, sino al giorno in cui viene decisa la questione”;
− l’introduzione del c.d. Daspo contro i corrotti, ovvero l’incapacità di contrattare     con la pubblica amministrazione (per i soggetti privati, in particolare per gli
imprenditori) e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per i pubblici ufficiali, da un minimo di 5 anni fino all’interdizione a vita;

− l’inasprimento delle pene principali per i reati di corruzione e, più in generale, per

i reati commessi contro la Pubblica Amministrazione (tra gli altri, ad es., per il delitto di corruzione per l’esercizio della funzione di cui all’art. 318 c.p.);
− l’estensione, attraverso la modifica dell’art. 9 della L. n. 146/2006, per gli ufficiali ed agenti di Polizia Giudiziaria della possibilità di compiere operazioni sotto copertura al reato di corruzione nonché alle principali ipotesi di delitti contro la P.A.;

− la previsione della procedibilità d’ufficio per il delitto di corruzione tra privati (art. 2635 c.c.) e istigazione alla corruzione tra privati (art. 2635-bis c.c.);
− l’inclusione del reato di traffico d’influenze illecite (art. 346-bis c.p.) tra i reati presupposto di cui al D. Lgs. 231/2001 in materia di responsabilità degli enti, e aumento della durata delle sanzioni interdittive a carico delle persone giuridiche per i reati già previsti contro la P.A;

− l’eliminazione della necessità della richiesta del Ministro della Giustizia o della
denuncia della persona offesa per il perseguimento dei reati di corruzione e altri delitti contro la Pubblica Amministrazione commessi all’estero;

− la modifica dell’art. 4-bis dell’ordinamento penitenziario (L. 354/1975).

2. Obiettivi del piano anticorruzione

Il presente Piano di Prevenzione della Corruzione si prefigge i seguenti obiettivi:

− ridurre le opportunità che si manifestino casi di corruzione;

− creare un contesto sfavorevole alla corruzione;

− adottare interventi organizzativi volti a prevenire il rischio corruzione;
− determinare una piena consapevolezza all’interno dell’organizzazione che il manifestarsi di fenomeni di corruzione espone la Società a gravi rischi sul piano
reputazionale e può produrre delle conseguenze sul piano penale a carico del soggetto che commette la violazione;

− sensibilizzare tutti i soggetti destinatari ad impegnarsi attivamente e costantemente
nell’attuazione delle misure di contenimento del rischio previste nel presente
documento e nell’osservare le procedure e le regole interne;

− aumentare la capacità di scoprire casi di corruzione;

− considerare il contrasto alla corruzione come uno degli elementi della performance

aziendale, nell’ottica di una più ampia gestione del rischio;

− prevedere, per le attività ritenute maggiormente a rischio, meccanismi di
formazione, attuazione e controllo delle decisioni idonee a prevenire il rischio di
corruzione;

− definire procedure appropriate per selezionare e formare i dipendenti chiamati ad

operare in settori particolarmente esposti al rischio di corruzione;

− monitorare il rispetto dei termini previsti dalla legge o dai regolamenti, per la

conclusione dei procedimenti attuati dalla Società;

− monitorare i rapporti tra la Società ed i soggetti che con la stessa stipulano contratti

di fornitura.

Fermo restando l’impegno profuso dalla Società per il raggiungimento di ognuno degli
obiettivi sopra elencati, in considerazione di quanto riportato nel PNA è importante
evidenziare che:

per pretendere il rispetto delle regole, occorre creare un ambiente di diffusa percezione della necessità di tale osservanza; 

affinché un piano anticorruzione sia davvero efficace è fondamentale un’impostazione basata sulla prevenzione e sulla formazione della cultura della legalità, rendendo residuale la funzione di repressione dei comportamenti difformi.

3. Durata del piano

Il Piano ha durata triennale e viene aggiornato ogni anno, con determina del Consiglio di Amministrazione. 

4. Profilo societario

Ambiente Reale s.r.l. è una società a capitale interamente pubblico rappresentato al 100% dal comune di Boscoreale, in house providing, soggetta a direzione e controllo del medesimo comune. La società gestisce, con affidamento del comune, il servizio di igiene urbana (raccolta, trasporto dei rifiuti urbani e spazzamento stradale). Il servizio di igiene urbana è un servizio pubblico, di pubblico interesse, sottoposto alla relativa normativa e, pertanto, per nessuna ragione può essere sospeso o abbandonato, salvo scioperi o altre cause di forza maggiore, da regolamentarsi comunque con le disposizioni ex L. n. 83 del 11/04/2000 apportante modifiche ed integrazioni alle disposizioni contenute nella L. 146/1990 attinenti i Servizi pubblici essenziali.

5. Organigramma

Nella predisposizione del Piano si è tenuto conto dell’assetto organizzativo di Ambiente Reale che qui si riporta sintetizzato per settori di attività:
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6. Politica della prevenzione della corruzione di Ambiente Reale

Ambiente Reale conferma il suo impegno nella lotta alla corruzione creando un sistema di riferimento volto ad attuare una concreta politica di anticorruzione implementata nel corso del tempo. Il contrasto al fenomeno corruttivo è massimo all’interno della Società, rivolgendosi sia alle ipotesi normativamente definite del fenomeno, che alla connotazione di mala gestio amministrativa. Ambiente Reale contrasta tutti i fenomeni di natura corruttiva e i suoi con la Pubblica Amministrazione sono improntati alla massima trasparenza e correttezza.

istituzionale, nello sviluppo di una cultura della legalità e integrità anche del proprio personale. La società si adopera affinché sia assicurato il flusso informativo interno, il confronto e la consultazione dei soggetti interessati, garantendo il monitoraggio del PTPCT.

7. Coinvolgimento dei dipendenti

Il dipendente rispetta le prescrizioni contenute nel PTPCT, presta la sua collaborazione al RPCT e, fermo restando l’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria, segnala al proprio superiore gerarchico eventuali situazioni di illecito di cui sia venuto a conoscenza. Il dipendente è tenuto a segnalare ogni eventuale violazione, presunta o conclamata, del PTPCT e della normativa interna e esterna, dei principi etici, da parte della Società, di un collega, di un collaboratore o di una terza parte.

I titolari dei processi/attività a rischio corruzione individuati nel presente Piano sono tenuti a:

o svolgere attività informativa nei confronti del RPCT, assicurando la completezza e

la tempestività del flusso informativo;

o partecipare al processo di gestione del rischio, collaborando con il Responsabile per

individuare le misure di prevenzione;

o assicurare l’osservanza dei Codici, dei Principi Generali di Comportamento e
l’attuazione delle misure di prevenzione programmate nel Piano;
o adottare le misure gestionali finalizzate alla gestione del rischio di corruzione,
quali l’avvio di procedimenti disciplinari, la sospensione e la mobilità del
personale;

o verificare e garantire l’esattezza e la completezza dei dati pubblicati/da pubblicare;
o aggiornare periodicamente il RPCT sullo stato di attuazione delle misure previste
dal Piano o sulle eventuali criticità riscontrate.

8. Compiti del Responsabile per la Prevenzione della Corruzione e per la
Trasparenza

Con delibera del Consiglio di Amministrazione del 19 maggio 2025 l’incarico di Responsabile per la Prevenzione della Corruzione e per la Trasparenza di Ambiente Reale è stato assegnato all’avvocato Valentina Talema, vice Presidente del Consiglio di Amministrazione.

Al RPCT, ai sensi di quanto statuito nel PNA 2019 e in particolare nell’Allegato 3, sono assegnate in termini generali le seguenti responsabilità:

▪ predisporre, in via esclusiva, il PTPCT da sottoporre al Consiglio di Amministrazione per la sua approvazione;

▪ collaborare nella definizione di procedure appropriate per selezionare e formare i

dipendenti destinati ad operare in settori particolarmente esposti alla corruzione;

▪ verificare l’efficace attuazione del Piano e la sua idoneità;
▪ redigere e pubblicare la Relazione annuale recante i risultati dell’attività svolta, entro
la data comunicata dall’ANAC;

▪ proporre modifiche al Piano in caso di accertamento di significative violazioni o di

mutamenti dell’organizzazione;

▪ verificare, d’intesa con l’ufficio competente, l’effettiva rotazione degli incarichi negli
uffici preposti allo svolgimento delle attività nel cui ambito è più elevato il rischio
che siano commessi reati di corruzione, attuata, con modalità tali da assicurare la
continuità all’azione amministrativa;

▪ individuare il personale da inserire nei percorsi di formazione sui temi dell’etica e

della legalità;

▪ effettuare attività di controllo sull’adempimento da parte della Società degli obblighi

di pubblicazione previsti dalla normativa vigente;

▪ segnalare i casi di mancato o ritardato adempimento degli obblighi di pubblicazione
all’Organo Amministrativo, all’ANAC e alla Direzione Risorse Umane, ai fini
dell’eventuale attivazione delle azioni più opportune e/o del procedimento
disciplinare.

Inoltre, ai sensi dell’art. 15, commi 1 e 2 del D.Lgs. 39/2013, il Responsabile deve:

▪ curare, anche attraverso le opportune indicazioni nel Piano, il rispetto delle
disposizioni applicabili in materia di inconferibilità e incompatibilità degli
incarichi;

▪ contestare ai soggetti interessati l’esistenza o l’insorgere di cause di
inconferibilità o incompatibilità, di cui al D.Lgs. 39/2013, segnalando altresì i
casi di possibile violazione delle predette disposizioni ai soggetti competenti.

Al RPCT sono assegnati idonei e congrui poteri per lo svolgimento dell’incarico con
autonomia ed effettività, ivi inclusi i poteri di vigilanza sull’attuazione effettiva delle
misure previste nel PPC. A tal fine sono garantiti al RPCT i seguenti poteri:
– effettuare controlli sulle procedure e sui processi aziendali che abbiano impatto in
materia di anticorruzione e trasparenza, proponendo le modifiche ritenute
necessarie e, nel caso di mancata attuazione, segnalare il tutto al Direttore Generale 

– collaborare con le strutture aziendali competenti alla redazione delle procedure
aziendali che abbiano impatto in materia di anticorruzione e trasparenza;
– partecipare con il Direttore Generale chiamato a deliberare sull’adozione del
PPC e loro aggiornamenti;

– riferire all’Organo amministrativo dell’A.N.AC. ed al Direttore del personale, ai fini
dell’eventuale attivazione delle azioni necessarie per l’espletamento dei propri
compiti.

Per l’espletamento dei propri compiti, il RPCT dispone della libertà di accesso senza limitazioni alle informazioni aziendali rilevanti per le proprie attività di analisi e controllo, può richiedere dati rilevanti per le attività di competenza a qualunque funzione aziendale che è tenuta a rispondere. 

Al RPCT non competono poteri di gestione o decisionali relativi allo svolgimento delle attività della Società, poteri organizzativi o di modifica della struttura aziendale, né poteri sanzionatori. Nello svolgimento dei compiti il RPCT potrà avvalersi del supporto delle altre funzioni interne, qualora necessario od opportuno, al fine di disporre del più elevato livello di professionalità specifica e di continuità di azione.

Il RPCT, nonché i soggetti dei quali lo stesso, a qualsiasi titolo, si avvalga, sono tenuti a rispettare l’obbligo di riservatezza e il segreto d’ufficio su tutte le informazioni delle quali sono venuti a conoscenza nell’esercizio delle loro funzioni.

In ogni caso, ogni informazione è trattata in conformità con la legislazione vigente.
I soggetti coinvolti nel sistema di prevenzione della corruzione sono tenuti a fornire la necessaria collaborazione, sia nella fase di predisposizione/aggiornamento del PPC, sia nelle successive fasi di verifica e controllo dell’attuazione delle misure.

Al RPCT sono assegnati poteri per lo svolgimento dell’incarico con autonomia ed effettività, ivi inclusi i poteri di vigilanza sull’attuazione effettiva delle misure previste nel PTPCT.

 A tal fine di sono garantiti al RPCT i seguenti poteri:

▪ effettuare controlli sulle procedure e sui processi aziendali che abbiano impatto
in materia di anticorruzione e trasparenza, proponendo le modifiche ritenute
necessarie e, nel caso di mancata attuazione, segnalare il tutto
al Direttore Generale;

▪ partecipare all’adunanza del Direttore Generale chiamato a deliberare

sull’adozione del PTPCT e suo aggiornamento;

▪ riferire al Direttore Generale e all’ANAC ai fini dell’eventuale attivazione

delle azioni necessarie per l’espletamento dei propri compiti.

Nello svolgimento dei compiti, il RPCT può avvalersi del supporto delle altre funzioni interne, qualora necessario od opportuno, al fine di disporre del più elevato livello di professionalità specifica e di continuità di azione.

In particolare, a titolo esemplificativo e non esaustivo, il RPCT può avvalersi:

▪ della Funzione Legale in ordine all’interpretazione della normativa rilevante;

▪ della Funzione Risorse Umane in ordine ai procedimenti disciplinari collegati

all’osservanza del Piano;

9. Responsabilità generali nell’attuazione del piano

Responsabilità generali nell’attuazione del Piano, per quanto di rispettiva competenza, sono attribuite, all’Organo Amministrativo e a tutto il personale a qualsiasi titolo occupato presso Ambiente Reale. 

L’Organo Amministrativo è tenuto a:

o nominare il RPCT e assicurare che esso disponga di funzioni e poteri idonei allo
svolgimento dell’incarico con piena autonomia ed effettività;
o definire gli obiettivi strategici in materia di prevenzione della corruzione e della
trasparenza;

o adottare il PTPCT;

Il personale della società è tenuto ad assicurare la propria collaborazione per l’attuazione del Piano, adempiendo alle disposizioni e alle attività previste, secondo le indicazioni tecnico-operative e gli indirizzi definiti dal RPCT.

10. Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza

Nell’ambito dei compiti e delle responsabilità il RPCT è tenuto a:

o predisporre annualmente la proposta di aggiornamento del Piano da sottoporre

all’approvazione del Consiglio di Amministrazione;

o dopo aver valutato e recepito le proposte dei Responsabili di Funzione aziendali
qualora ritenute idonee alla prevenzione dei rischi correlati agli ambiti
organizzativi e funzionali di loro competenza, individuare le attività connesse
all’attuazione del Piano;

o supportare le Funzioni aziendali nei criteri di selezione dei dipendenti che svolgono

attività a maggior rischio;

o curare e garantire il rispetto delle disposizioni in materia di conferimento ed

incompatibilità degli incarichi;

o supportare le valutazioni inerenti i criteri per la rotazione degli incarichi,
nell’ambito delle attività particolarmente esposte al rischio di corruzione, e
verificarne la conforme attuazione rispetto ai suddetti criteri, al riguardo,
promuovere gli eventuali interventi di riallineamento, d’intesa con l’Organo
Amministrativo e la Direzione aziendale, tenendo conto delle segnalazioni e delle
proposte dei Responsabili delle varie Funzioni;

o definire i criteri di selezione dei dipendenti, operanti in aree particolarmente
esposte alla corruzione, tenuti a partecipare ad apposite attività formative in tema
di etica, legalità e lotta alla corruzione, nonché i contenuti fondamentali del piano formativo, d’intesa con la Funzione Risorse Umane;

o definire i criteri d’attuazione delle iniziative di formazione, di cui al punto
precedente, supportando le Funzioni responsabili dell’erogazione della formazione,
nella realizzazione dello specifico piano formativo riguardante il PTPCT;

o assicurare la massima diffusione dei contenuti del Piano tra i dipendenti della

società;

o definire gli standard e gli strumenti tecnici per il monitoraggio sull’attuazione del

Piano;

o vigilare sul funzionamento e sull’osservanza del Piano;

o a seguito della verifica periodica dell’efficacia e l’idoneità del Piano rispetto alle
finalità da perseguire, proporre le azioni correttive necessarie per l’eliminazione
delle eventuali criticità o ritardi riscontrati;

o rilevare eventuali inadempienze e segnalarle agli organi competenti e, nei casi più

gravi, alla struttura preposta all’azione disciplinare;

o pubblicare ogni anno sul sito della Società, secondo la tempistica indicata da

ANAC, una relazione illustrativa dei risultati dell’attività svolta.

11. Sviluppo e aggiornamento del Piano

Il piano ha durata triennale e viene aggiornato ogni anno con atto dell’Organo Amministrativo secondo il processo descritto nei paragrafi successivi.
L’Allegato 1 al PNA 2019 fornisce le indicazioni necessarie per la progettazione e realizzazione del “Sistema di gestione del rischio corruttivo”, in un’ottica di miglioramento continuo.

Il processo di gestione del rischio corruttivo è stato attuato tenendo presente le sue principali finalità, ossia favorire, attraverso misure organizzative sostenibili, il buon andamento e l’imparzialità delle decisioni e dell’attività aziendale, nonché prevenire il verificarsi di eventi corruttivi.

L’ANAC ha predisposto il nuovo Piano nazionale anticorruzione 2022 (PNA 022) alla luce delle recenti riforme e urgenze introdotte con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e della disciplina sul Piano integrato di organizzazione e attività PIAO, considerate le ricadute in termini di predisposizione degli strumenti di programmazione delle misure di prevenzione della corruzione e della trasparenza.
Il piano per il triennio 2025-2027 è stato predisposto dal nuovo RPCT Avv. Valentina Talema
(attuale vicepresidente del Consiglio di Amministrazione) nominato con delibera del Consiglio di Amministrazione del 19 maggio 2025. 

A tal proposito si evidenzia che: al momento dell’aggiornamento del PTCT, la società non risulta coinvolta dalle previsioni del PNRR; inoltre la società Ambiente Reale s.r.l. non rientra tra i soggetti tenuti all’adozione del PIAO ai sensi del D.L. 80/2021 in quanto non destinataria della disciplina sul PIAO continua ad adottare il PTPCT. 

12. Descrizione del progetto di prevenzione della corruzione

Il progetto che Ambiente Reale ha avviato è finalizzato all’analisi del rischio di corruzione e prevede lo svolgimento delle seguenti attività nel corso dei prossimi tre anni:
− individuazione e valutazione delle aree di rischio corruzione e delle aree
strumentali che possano facilitare la corruzione;

− predisposizione di un “action plan” per implementare le azioni nelle aree di

miglioramento;

− predisposizione dell’organizzazione per le attività di monitoraggio; 

− redazione delle procedure/policy aziendali;

 − definizione della procedura di segnalazione e della relativa tutela del segnalante;
− predisposizione dell’organizzazione per le attività di monitoraggio;
− predisposizione, pianificazione ed erogazione delle attività di formazione.
Il piano della prevenzione della corruzione:

➢ evidenzia e descrive il diverso livello di esposizione degli uffici al rischio di corruzione e di illegalità e indica gli interventi organizzativi volti a prevenire il
medesimo rischio;

➢ non disciplina protocolli di legalità, ma disciplina le regole di attuazione e di controllo;

➢ prevede la selezione e formazione dei dipendenti chiamati a operare in settori particolarmente esposti alla corruzione.

Annualmente la Società dovrà provvedere all’aggiornamento dell’analisi organizzativa a suo tempo realizzata, con la partecipazione di tutti i responsabili delle unità organizzative, allo scopo di rendere costantemente attuale la mappatura dei processi gestiti nell’ambito societario ai fini della prevenzione della corruzione.

In tal senso si raccomanda di avviare urgentemente un programma di formazione in tema
di prevenzione della corruzione con cadenza:

➢ almeno biennale per quanto riguarda la formazione a livello generale, rivolta a tutto

il personale

➢ con cadenza annuale per quanto riguarda la formazione a livello specifico rivolta ai
Key officer e agli apicali nonché al responsabile per la prevenzione della corruzione e
trasparenza.

13. I Referenti per la prevenzione

I Referenti per la prevenzione sono designati dal Responsabile per l’attuazione del piano anticorruzione con i seguenti compiti:

− concorrono alla definizione di misure idonee a prevenire e contrastare i fenomeni di corruzione e a controllarne il rispetto da parte dei dipendenti dell’ufficio cui sono preposti;

− forniscono le informazioni richieste dal soggetto competente per l’individuazione delle attività nell’ambito delle quali è più elevato il rischio corruzione e formulano specifiche proposte volte alla prevenzione del rischio medesimo;

− provvedono al monitoraggio delle attività svolte nell’ufficio a cui sono preposti nell’ambito delle quali è più elevato il rischio corruzione.

Il Responsabile per l’attuazione del Piano Anticorruzione individua nella figura del
Responsabile del processo il referente che provvederà, relativamente alla propria struttura,
al monitoraggio delle attività.

14. Responsabili degli Uffici

I singoli Responsabili degli Uffici/Servizi, ciascuno per quanto di propria competenza, partecipano all’attuazione del Piano e, sulla base delle esperienze maturate, concorrono all’elaborazione di proposte volte alla prevenzione del rischio e all’integrazione del Piano.
In particolare i Responsabili degli Uffici/Servizi:

• attuano nei propri uffici le prescrizioni contenute nel Piano;

• concorrono alla definizione delle misure idonee a prevenire e contrastare i fenomeni

di corruzione;

• forniscono le informazioni richieste al RPCT per l’individuazione delle attività nell’ambito delle quali è più elevato il rischio corruzione e formulano specifiche proposte volte alla prevenzione del rischio medesimo;

• vigilano sul personale assegnato alle strutture di propria competenza, al fine di assicurare che lo stesso conformi il proprio comportamento ai principi e agli obblighi previsti nel Piano, segnalando al RPCT ogni violazione;

• provvedono al monitoraggio delle attività nelle quali è più elevato il rischio corruzione e in casi d’urgenza, al fine di minimizzare i rischi di corruzione, possono adottare ulteriori misure, ovvero individuare ulteriori attività ritenute sensibili, oltre a quelle già individuate dal Piano, dandone comunicazione al RPCT ai fini del recepimento al momento dell’aggiornamento del Piano;

• trasmettono al RPCT ogni altra informazione e/o dato utile all’attuazione o all’aggiornamento del Piano.

15. Mappatura delle attività con elevato rischio di commissione di reati contro la
pubblica amministrazione

Nella stesura del presente Piano sono state considerate sia le procedure ritenute a maggior rischio, tra quelle contemplate dall’art. 1, comma 16, della Legge n. 190/2012 che quelle ritenute a maggior rischio in relazione alle attività svolte dalla Società. Come già sopra ribadito la Società svolge per il comune di Boscoreale un servizio pubblico essenziale così come definito all’art. 1 della Legge n. 146 del 12.06.1990, per tale motivo la prima area con elevato rischio di corruzione è rappresentata dalle modalità operative di esecuzione dei vari servizi.

L’erogazione dei pubblici servizi locali esternalizzati, a tutela della qualità dei medesimi nonché dei bisogni dell’utenza di riferimento, devono rispettare le esigenze di efficienza, imparzialità ed equità.

Nello specifico sono state considerate procedure di carattere amministrativo ed operativo come di seguito riportate:

− procedure per l’assunzione di personale;

  • lavoro straordinario, assenteismo per malattia/infortuni; − gestione dei beni aziendali;

− procedure l’affidamento di lavori, forniture e servizi e la successiva fase di gestione del rapporto contrattuale con il fornitore; 

− procedure di pagamento dei fornitori;

  • affidamento degli incarichi esterni di collaborazione/consulenza;
  • affidamento degli incarichi legali;

− gestione dei rapporti con il socio comune;

  • gestione integrata dei rifiuti urbani;

− gestione parco automezzi e manutenzione dei veicoli;

− gestione isola ecologica;

− gestione pulizia degli uffici.

Il PNA e in particolare i suoi allegati forniscono le indicazioni in riferimento agli ambiti/macro settori da considerare nell’ambito del PPC.

Di seguito, sulla scorta delle indicazioni del PNA, si riportano i principali ambiti che Ambiente Reale ha considerato nell’ambito del proprio PPC.

− SOGGETTI: nell’ambito del PPC sono identificate le strutture organizzative coinvolte nella prevenzione della corruzione;

− AREE DI RISCHIO: a seguito di un’attività di valutazione del rischio, tenendo conto anche delle aree di rischio identificate nel Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ai sensi del D.Lgs. 231/01 e delle aree di rischio generali (art. 1, comma 16, Legge. 190/2012), nonché dall’allegato 2 e 3 del PNA e dalla Determinazione A.N.AC. n. 12/2015, sono identificate le aree di rischio in relazione alla corruzione e agli altri reati contro la Pubblica Amministrazione;

− MISURE OBBLIGATORIE ED ULTERIORI: in funzione delle aree di rischio identificate e degli interventi di ponderazione del rischio e identificazione delle priorità di trattamento, sono indicate le misure di prevenzione previste obbligatoriamente dalla Legge 190 del 2012, dalle altre prescrizioni di legge in materia e dal PNA e quelle Sviluppo del piano Analisi dei rischi Ponderazione e classificazione dei rischi Identificazione aree a più elevato livello di rischio
− MODALITÀ DI ATTUAZIONE: nell’ambito del PPC sono indicate le modalità di valutazione e controllo dell’efficacia del PPC;

− MISURE DI TRASPARENZA: Ambiente Reale adempie agli obblighi di pubblicità e trasparenza previsti dal D.lgs. n. 33 del 2013 e dalla Legge 190/2012.

16. Misure per la gestione e la classificazione del rischio

Il processo di gestione del rischio si è sviluppato attraverso le seguenti fasi:
1. Identificazione delle aree di rischio.

2. Valutazione e analisi del rischio.

3. Trattamento del rischio con procedure interne.

1. Identificazione delle aree di rischio

Nell’espletamento di tale attività, per ciascun processo/attività che comunemente vengono considerati “sensibili”, sono stati evidenziati sia i possibili rischi di commissione di illeciti nei confronti della P.A. sia le situazioni che possono dar luogo a comportamenti che, seppur non penalmente rilevanti, sono espressione di una cattiva amministrazione.
L’identificazione consiste nell’attività di ricerca, individuazione e descrizione dei rischi di corruzione ossia dei comportamenti illeciti che potrebbero manifestarsi nei processi della Società.

L’identificazione dei rischi è stata condotta da un lato mediante la consultazione dei soggetti coinvolti nei processi analizzati presso la Società, e dall’altro mediante l’analisi dei dati relativi a eventuali precedenti giudiziali o disciplinari che hanno coinvolto la Società.
Ai fini delle possibili esemplificazioni dei rischi per i processi obbligatori previsti dal PNA è stata consultata la lista indicativa prevista dall’Allegato 3 del PNA.

2. Analisi del rischio

L’analisi dei rischi si è tradotta nella valutazione della probabilità che il rischio si realizzi e delle conseguenze che il rischio produce (probabilità e impatto).
Per ciascun rischio catalogato è stata fatta una stima del valore delle probabilità che l’evento paventato si realizzi.

La stima della probabilità ha tenuto conto, tra gli altri fattori, dei controlli vigenti.
A tal fine, per controllo si intende qualunque strumento di controllo utilizzato dalla Società per ridurre la probabilità del rischio.

Tale fase è il cuore del processo di valutazione del rischio e consiste nella valutazione della probabilità che il rischio si realizzi e delle conseguenze che il rischio produce (probabilità e impatto) ai fini della determinazione del livello di rischio.

Probabilità e Impatto sono stati determinati sulla base dei criteri definiti dall’Allegato 5 del PNA e riportati in allegato al presente documento.

Nel dettaglio, la probabilità dell’evento corruttivo dipende da 6 fattori di tipo organizzativo, quali:
− discrezionalità;
− rilevanza esterna;
− complessità;

− valore economico;

  • frazionabilità;

− efficacia dei controlli.

3. Trattamento del rischio

per prevenire e contenere la commissione di fenomeni corruttivi, mediante la definizione di alcune procedure interne.

A fronte dei rischi rilevati sono state approntate misure di prevenzione che si sostanziano in misure organizzative/procedurali e misure a garanzia della trasparenza amministrativa.

Il valore della probabilità dell’evento corruttivo è determinato mediante il calcolo della media aritmetica dei punteggi associati a ciascuna delle 6 domande.
Il valore della probabilità può andare da un minimo di 1 (evento improbabile) a un massimo di 5 (evento altamente probabile).

ValoreProbabilità
1Improbabile
2Poco probabile
3Probabile
4Molto probabile
5Altamente probabile

La stima della probabilità prende in considerazione, inoltre, l’efficacia dei controlli esistenti come previsto dal PNA. Per controlli si intendono l’insieme degli strumenti quali procedure, norme di comportamento, ecc. presenti presso la Società che possono ridurre il livello di rischio associato ad un evento, tali controlli devono essere considerati nelle successive fasi della valutazione del rischio.

I controlli esistenti vengono classificati in cinque livelli come indicato dalla tabella sottostante: 

PunteggioLivello di controlloDescrizione
5AssenteIl processo non è presidiato da alcun
 controllo
4MinimoSono stati definiti dei controlli, ma sono poco efficaci o scarsamente applicati
3EfficaceSono stati definiti dei controlli sull’output del processo(ad esempio sulla legittimità dei provvedimenti adottati)
2Molto efficaceSono stati definiti dei controlli:a) sulle modalità di avvio e di gestione del processo;b) sull’output del processo.
1TotaleSono stati definiti dei controlli:a) sugli interessi e sulle relazioni, che possono favorire la corruzione;b) sulle modalità di avvio e di gestione del processo;c) sull’output del processo.

L’impatto misura le conseguenze dell’evento corruttivo e viene misurato in termini di:

− impatto economico;

  • impatto organizzativo; 
  • impatto reputazionale;

− impatto organizzativo, economico e sull’immagine.

Ciascuna modalità di impatto è stata valutata mediante un apposito quesito al quale è
associato un set di possibili risposte predeterminate, a ciascuna risposta è attribuito un
punteggio come per il calcolo della probabilità.

Il valore dell’impatto dell’evento corruttivo viene determinato mediante il calcolo della
media aritmetica dei punteggi associati a ciascuna delle 4 domande.
Il valore dell’impatto può andare da un minimo di 1 (impatto marginale) a un massimo di 5
(impatto superiore).

ValoreImpatto
1Marginale
2Minore
3Soglia
4Serio
5Superiore

Livello del rischio = valore Probabilità x valore Impatto

Il livello del rischio esprime in termini quantitativi il rischio dell’evento corruttivo.

La matrice sotto riportata illustra l’insieme dei possibili valori della Quantità di rischio.

Metodologia integrata di valutazione del rischio

La metodologia integrata di valutazione del rischio è sviluppata considerando le peculiarità metodologiche e normative dei due framework ex D. Lgs. 231/01 ed ex L. 190/2012/PNA e ha come obiettivo la definizione di una matrice di valutazione «complessiva» dei rischi, pur tenendo in considerazione le differenze intrinseche tra i due ambiti (ad esempio criterio di beneficio o vantaggio dell’Ente proprio del solo D. Lgs. 231, rispetto alla ratio di «danno per l’amministrazione» propria della L. 190).

L’oggetto di valutazione è il rischio-reato «inerente», ossia il rischio concettuale e teorico che un comportamento illecito possa trovare realizzazione nell’ambito dei diversi processi e attività aziendali, al netto dei sistemi di controllo vigenti.

Il risk assessment considera le variabili (assi) probabilità e impatto: l’asse probabilità misura la probabilità teorica che l’evento a rischio (commissione reato) possa trovare realizzazione, mentre l’asse impatto misura le conseguenze in caso di manifestazione dell’evento a rischio.

Le componenti di probabilità e impatto sono analizzate «a matrice», secondo un ranking di valutazione da 1-5 per ogni asse, come da successiva rappresentazione.

                                                            PROBABILITA’

IMPATTO

ASSE PROBABILITA’ Considera la possibilità di realizzazione dell’evento nel contesto operativo, la natura e la frequenza delle attività a rischio e i «precedenti» nel contesto

ASSE IMPATTO Considera gli effetti e le conseguenze economiche, organizzative e reputazionali in caso di realizzazione dell’evento a rischio

Ciascun fattore è stato valutato mediante un apposito quesito al quale è associato un set di possibili risposte, a ciascuna risposta è attribuito un punteggio.

Il livello di rischio va da un valore minimo di 1 (rischio minimo) ad un massimo di 10 (rischio massimo).

Per agevolare la valutazione del livello di rischio, i valori della matrice sono stati raggruppati in tre differenti livelli:
Rischio potenziale alto (8-10)
Rischio potenziale medio (6-7)
Rischio potenziale basso (2-5)

Impostazione delle misure per il trattamento del rischio

La fase di trattamento del rischio consiste nell’individuazione e valutazione delle misure che debbono essere predisposte per neutralizzare o ridurre il rischio.
Al fine di ridurre il livello di rischio, il Responsabile per la Prevenzione della Corruzione ha analizzato e definito le misure di prevenzione, considerando sia quelle obbligatorie che quelle ulteriori.

Come previsto dall’allegato 1 al PNA, le decisioni circa la priorità di trattamento si sono basate sui seguenti elementi:

1. livello di rischio: maggiore è il livello di rischio, maggiore è la priorità di

trattamento;

2. obbligatorietà della misura: priorità alla misura obbligatoria rispetto a quella

ulteriore;

3. impatto organizzativo e finanziario connesso all’implementazione della misura.

Le misure sono applicate ai diversi livelli di rischio secondo il seguente schema:

Livello di rischioMisure ObbligatorieMisure di carattere generaleMisure di rafforzamento da implementare
BassoOKOK
MedioOKOKOK
AltoOKOKOK

Identificazione aree con elevato rischio di corruzione

Area: Ufficio del personale

La prima area di rischio di fenomeni corruttivi riguarda la gestione/organizzazione del personale che vede coinvolto prevalentemente l’ufficio del personale, anche se comportamenti contrari ad una buona amministrazione possono avere un impatto trasversale tale da coinvolgere tutti gli uffici della Società.

Le tabelle riportano per ciascuna area di rischio (Ufficio/Servizio), i processi a rischio, la tipologia di rischio individuata, la valutazione di quest’ultimo e le procedure da verificare o da implementare per contenere il rischio medesimo.

Al fine di agevolare la lettura, di seguito si segnalano i processi che, nell’ambito dell’ufficio del personale e della gestione delle risorse umane sono state oggetto di esame:

1. Selezione di personale – Espletamento procedure concorsuali per assunzione del
personale a tempo determinato nelle more delle procedure di assunzione a tempo
indeterminato;

2. lavoro straordinario – trasferte – assenze per malattia/infortuni; 3. utilizzo dei beni aziendali.

    PROCESSO INTERESSATO

Selezione di personale

Valutazione complessiva

Aree di rischio  Tipologia di rischio− Interferenze sullodel rischio in relazioneall’attività/processo

svolgimento della corretta
procedura;

– Manipolazione del processo di selezione ovvero
mancata applicazione delle
regole procedurali;

– Comunicazione anticipata Alto

Ufficio del personaleTutti gli ufficidelle prove selettive ad uncandidato al fine di favorirelo stesso;


Alterazione dei risultati della  procedura di selezione

– Abuso di ufficio, concussione, corruzione,
indizione indebita a dare o
promettere utilità Articoli
317 e ss Cod. Pen.

Al fine di scongiurare i rischi rilevati in relazione a tale processo è necessario attivare la procedura di selezione in osservanza a quanto disposto dall’art. 18, comma 1 della Legge n. 133/2008, secondo cui le società che gestiscono servizi pubblici locali a totale partecipazione pubblica adottano, con propri provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del personale e per il conferimento degli incarichi nel rispetto dei principi di cui al comma 3 dell’articolo 35 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

In ossequio a tale previsione la Società si attiene a quanto previsto da specifiche disposizioni di legge ed al Regolamento in materia di reclutamento del personale e di conferimento degli incarichi approvato con Determina dell’Amministratore Unico n. 15 del 15/02/2023

PROCESSO INTERESSATOLavoro straordinario – trasferte – assenze per malattia/infortuni

Aree di rischio

Tipologia del rischio
Valutazione complessiva del rischio in relazioneall’attività/processo
Tutti gli uffici–    straordinario –    trasferte− Ingiusto profitto del dipendente in danno dell’azienda e degliistituti previdenziali.Mancata rotazione
MEDIO

Al fine di scongiurare i rischi rilevati in relazione a tale processo è necessario che il Responsabile del Servizio autorizzi, in via preventiva, lo straordinario della risorsa interessata. L’autorizzazione deve essere motivata in relazione alle esigenze aziendali. Sia per lo straordinario che per le trasferte va attuata una rotazione del personale interessato.

PROCESSO INTERESSATOUtilizzo dei beni aziendali

Aree di rischio

Tipologia del rischio
Valutazione complessiva del rischio in relazioneall’attività/processo
Tutti gli ufficiSottrazione indebita beni aziendaliFurto carburanteUtilizzo improprio degli automezzi aziendaliDanneggiamento beni e strutture aziendaliALTO

Misure di prevenzione degli eventi corruttivi adottati dalla Società:

a) attivazione del servizio di videosorveglianza dell’autoparco e al centro di raccolta;
b) le risorse che utilizzano gli automezzi in uso alla società sono state munite di codici
pin personali e di schede che identificano univocamente l’autista ed il percorso;
c) tutti gli automezzi sono dotati di dispositivi di geo-localizzazione, grazie ai quali è
possibile risalire ai percorsi effettuati dai singoli addetti;

Area: affidamento di lavori, servizi e forniture

La seconda area di rischio di fenomeni corruttivi riguarda le procedure di affidamento di lavori, servizi e forniture che interessa prevalentemente l’ufficio amministrativo coinvolgendo coloro che sono chiamati ad operare con gli acquisti sin dalla fase di predisposizione dei documenti di gara.

Al di là del processo di affidamento destinato a sfociare nella scelta del contraente, un’altra fase caratterizzata da fattori di rischio di comportamenti corruttivi o comunque di comportamenti contrari ad una buona amministrazione è rappresentata dalla gestione del rapporto contrattuale.

Questa fase, coinvolge il RUP e l’Ufficio Amministrativo.

Nella tabella di seguito riportata sono indicati per ciascuna area di rischio (ufficio), i processi a rischio, la tipologia di rischio individuata, la valutazione di quest’ultimo.
Sulla scorta di tali dati sono state elaborate procedure interne finalizzate a contenere il rischio medesimo.

Al fine di agevolare la lettura, di seguito si segnalano i processi che, nell’ambito dell’attività di affidamento di lavori, servizi e forniture sono stati oggetto di esame:
• Definizione dell’oggetto dell’affidamento;

  • Individuazione dello strumento / istituto dell’affidamento; 

• Definizione del capitolato tecnico;

  • Definizione dei requisiti di qualificazione; 
  • Definizione dei requisiti di aggiudicazione; 

• Valutazione delle offerte;

• Revoca del bando;

  • Varianti in corso di esecuzione del contratto; 

• Subappalto;

  • Monitoraggio corretta esecuzione della fornitura (es. verbali approvazione Stati di
    Avanzamento Lavori, verbali installazione/collaudo, attestazione erogata
    prestazione) e gestione di eventuali non conformità/reclami;

• Contabilizzazione e pagamento.

PROCESSO INTERESSATODefinizione dell’oggetto del contratto e individuazione della procedura di affidamento,
dei requisiti di qualificazione e dei criteri di aggiudicazione

Aree di rischio

Tipologia del rischio
Valutazione complessiva del rischio in relazioneall’attività/processo
Ufficio del RUPUfficio acquisti– Carenza di programmazione degli acquisti- Eccessivo riscorso a procedure d’urgenza, a proroghe contrattuali, ovvero ad affidamenti diretti,- Reiterazione di piccoli affidamenti- Uso improprio della discrezionalità amministrativa nella definizione delle specifiche tecniche o nella definizione dei criteri di valutazione delle offerte tecniche;− Violazione dei principi di par condicio, non discriminazione, di trasparenza e di pubblicità, dirotazione;- Previsione di requisiti di qualificazione eccessivamente restrittivi per favorire un concorrente rispetto ad un altro;− Interferenze sullo svolgimento della corretta procedura  -applicazione distorta dei criteri di aggiudicazione per alterare i risultati della procedura− Reato di concussione, corruzione, istigazione alla corruzione, istigazione indebita a dare o promettere utilità – articoli 317 e ss
Cod. Pen. – Traffico di influenze illecite







ALTO

Misure di prevenzione degli eventi corruttivi adottati dalla Società:

  • Rispetto della normativa vigente in materia (codice dei contratti pubblici)
  • Ricorso alla Piattaforma Consip – adesioni alle Convenzioni, Accordi Quadro, Sistema Dinamico e Mercato elettronico della Pubblica Amministrazione (MepA);
  • Adeguata attività istruttoria e di motivazione del provvedimento;
  • Tracciabilità delle varie fasi del processo;

− Rispetto dei principi di trasparenza e pubblicità ex D.lgs 33/2013 e.m.e i.;  

− Regolamento affidamenti lavori, servizi e forniture;

− Analisi dei fabbisogni propedeutica alla fase di programmazione degli acquisti.
Nel caso di nuove esigenze di acquisto che esulano dalla programmazione approvata, la richiesta di acquisto formulata RUP deve essere sottoposta all’approvazione del Coordinatore generale e/o dall’Amministratore unico;

Qualora nel corso del contratto dovesse sorgere la necessità di una proroga o di un affidamento diretto per motivi d‘urgenza, il RUP deve comunicare tali circostanze al RPCT che deve svolgere un’attività di monitoraggio costante di tali “anomalie” nelle procedure di affidamento.

Sin dal momento in cui sorge l’esigenza dell’acquisto, l’Amministratore unico dispone la nomina del responsabile del procedimento, con specifiche competenze nei settori oggetto dell’affidamento. In ogni caso il responsabile del procedimento, ai sensi dell’art. 6-bis della Legge n. 241/1990, deve astenersi in caso di conflitto di interessi, segnalando ogni situazione di conflitto, anche potenziale al RPCT;

Il responsabile del procedimento definisce:

− le specifiche tecniche del servizio/fornitura;

− i requisiti di qualificazione dei concorrenti nel rispetto dei principi di
proporzionalità e ragionevolezza rispetto all’oggetto dell’affidamento, al fine di
consentire la più ampia partecipazione alla procedura di gara;

− il criterio di aggiudicazione della gara, nel caso di offerta economicamente più
vantaggiosa occorre definire, in modo puntuale, i criteri di attribuzione dei
punteggi all’offerta tecnica;

− gli elementi essenziali del contratto;

− lo schema di contratto qualora la stipula non venga effettuata attraverso il

Consip.

Per tutte le procedure, è necessario effettuare il controllo dell’affidatario, richiedendo il Durc, la regolarità fiscale all’Agenzia delle entrate, controllo Equitalia, casellario informatico Anac, casellario giudiziale e carichi pendenti dei soggetti previsti, rispetto legge disabili, normativa antitrust.

PROCESSO INTERESSATOEsecuzione del contratto

Aree di rischio

Tipologia del rischio
Valutazione complessiva del rischio in relazioneall’attività/processo



Ufficio del RUPResponsabile delegato per l’esecuzione del contratto
– Mancata o insufficiente verifica della corretta esecuzione del contratto, anche in termini di rispetto del cronoprogramma;- Indebita attestazione di regolare esecuzione del servizio/fornitura al fine di consentire la liquidazione di fatture;- Mancata o insufficiente verifica della corretta esecuzione del contratto, anche in termini di rispetto del cronoprogramma;- Indebita attestazione di regolare esecuzione del servizio/fornitura al fine di consentire la liquidazione di fatture;- Ricorso abusivo alle varianti, al di fuori dei casi previsti dalla legge.- Ricorso abusivo al subappalto anche mediante la mancata verifica dei presupposti di legge per autorizzazione al subappalto;- Rischio che operino ditte subappaltatrici non qualificate o colluse con associazioni criminali;- Reato di concussione, corruzione, istigazione alla corruzione, istigazione indebita a dare o promettere utilità – articoli 317 e ss Cod. Pen. Traffico di influenze illecite







ALTO

Misure di prevenzione degli eventi corruttivi adottati dalla Società:

− Il RUP e/o il direttore dell’esecuzione del contratto, anche avvalendosi di propri collaboratori, esegua un monitoraggio costante della corretta esecuzione del contratto, sia sotto il profilo dell’osservanza delle specifiche tecniche che di quello del rispetto dei tempi di esecuzione;

− il contratto deve prevedere che il pagamento delle fatture sia sempre subordinato alla preventiva consuntivazione e/o attestazione della regolarità delle prestazioni eseguite da parte del Direttore dell’Esecuzione del Contratto, attestazione che deve essere confermata dal RUP nel caso in cui quest’ultimo non coincida con il Direttore dell’Esecuzione del Contratto;

− il direttore dell’esecuzione del contratto deve provvedere alla corretta e puntuale applicazione delle penali, da collegare sia alla violazione del crono programma delle prestazioni, ove esistente, sia alla violazione degli altri obblighi tipizzati nel contratto. L’applicazione delle penali deve avvenire nel rispetto delle procedure stabilite in contratto, previa contestazione scritta degli addebiti all’appaltatore;
− i contratti devono riportare le clausole con le quali l’appaltatore si impegna a rispettare la tracciabilità dei flussi finanziari di cui all’art. 3 della Legge n. 136/2010;
− nel caso di varianti al contratto, il RUP, oltre agli adempimenti di legge deve predisporre una relazione interna da trasmettere ai vertici aziendali e al RPCT che espliciti l’istruttoria interna condotta sulla legittimità della variante, sulla sussistenza dei presupposti di legge e sugli impatti economici e contrattuali della stessa;

PROCESSO INTERESSATOProcedure negoziate – affidamenti sottosoglia (cottimi fiduciari e affidamenti diretti)

Aree di rischio

Tipologia del rischio
Valutazione complessiva del rischio in relazioneall’attività/processo


Ufficio del RUP
– Violazione dei principi di trasparenza, non discriminazione, parità di trattamento;-Restrizione della platea dei potenziali fornitori della Società- Frazionamento illegittimo degliAcquisti- Reato di concussione, corruzione, istigazione alla corruzione, istigazione indebita a dare o promettere utilità – articoli 317 e ss Cod. Pen. – Traffico di influenze illecite

ALTO

Misure di prevenzione degli eventi corruttivi adottati dalla Società:

− fermo restando quanto previsto in ordine alla programmazione degli acquisti di

beni e servizi, quale strumento per contenere il ricorso alle procedure negoziate/cottimi fiduciari e affidamenti diretti, la Prima Vera deve istituire l’Albo dei fornitori;

− procedure attraverso gli strumenti messi a disposizione del Consip (Convenzioni,

MePA ecc);

− rispetto del Regolamento contrattuale per l’acquisizione di lavori, servizi e

forniture;

− rispetto del codice dei contratti pubblici (D.lgs 50/2016);

− il ricorso a tali sistemi di affidamento (procedure negoziate, cottimo fiduciario e
affidamento diretto), deve essere motivato e preceduto dall’attestazione resa dal
responsabile del procedimento, in ordine alla sussistenza dei relativi presupposti
legali;

− una volta acclarata la sussistenza di tali presupposti è necessario che nella relazione
con la quale si chiede l’autorizzazione all’avvio della procedura siano indicati i
criteri utilizzati per l’individuazione delle imprese da invitare, sempre nel rispetto
del criterio di rotazione;

− determinazione di avvio della procedura pubblicata sul sito della Società ai sensi

dell’art. 37, comma 2, del D. Lgs n. 33/2013.

− Per tutte le procedure, è necessario effettuare il controllo dell’affidatario,

richiedendo il Durc, la regolarità fiscale all’Agenzia delle entrate, controllo Equitalia, casellario informatico Anac, casellario giudiziale e carichi pendenti dei
soggetti previsti, rispetto legge disabili, normativa antitrust.

Area: Ufficio finanziario

Nell’ambito degli uffici finanziari i profili di rischio di fenomeni corruttivi o di cattiva amministrazione attengono a eventuali forme di preferenza nell’esecuzione dei pagamenti nei confronti dei fornitori.

PROCESSO INTERESSATOPagamento fornitori

Aree di rischio

Tipologia del rischio
Valutazione complessiva del rischio in relazioneall’attività/processo


Ufficio contabilitàAmministrazione
– Selezione indebita dei fornitori a cui dare priorità nei pagamenti- Violazione della normativa sulla tracciabilità dei flussi finanziari, in modo particolare nel caso di affidamenti sottosoglia;- Reato di concussione, corruzione, istigazione alla corruzione, istigazione indebita a dare o promettere utilità – articoli 317 e ss Cod. Pen. Traffico di
influenze illecite


MEDIO

Misure di prevenzione degli eventi corruttivi adottati dalla Società:

− definisce i termini e le modalità di pagamento sin dalla fase di affidamento dei
lavori/servizi/forniture (es. i tempi di pagamento sono stabiliti nello schema di
contratto);

− il pagamento della fattura è subordinato alla preventiva verifica di conformità/regolare esecuzione delle prestazioni da parte del Direttore dell’esecuzione del contratto e/o confermata dal RUP (nel caso in cui le due figure non coincidano). Il RUP dispone la determina di liquidazione che per trasparenza deve essere pubblicata nelle modalità previste sul sito internet della società.

  • i pagamenti dei fornitori devono essere eseguiti secondo un criterio cronologico partendo dai crediti più datati;

− fermo restando quanto previsto al punto precedente, in presenza di particolari

circostanze (es. carenza di liquidità), l’ufficio amministrazione, previa verifica con l’ufficio contabilità le disponibilità bancarie, predispone la lista dei pagamenti da effettuare in base alle priorità determinate dalla necessità di svolgimento del servizio e le sottopone all’Amministratore unico. Quest’ultimo, tenuto conto delle disponibilità bancarie e dell’esigenza di garantire lo svolgimento del servizio di maggiore priorità di raccolta rifiuti, può autorizzare il pagamento dei fornitori anche in deroga al criterio cronologico;

− la liquidazione è subordinata alla regolarità del Durc, la regolarità fiscale

all’Agenzia delle Entrate, casellario informatico Anac, casellario giudiziale e carichi pendenti dei soggetti previsti, rispetto legge disabili, normativa  antitrust.

 • Area: Conferimento Incarichi di lavoro occasionale, consulenza, studio e ricerca
Un’ulteriore area di rischio di fenomeni corruttivi riguarda le procedure di affidamento a professionisti esterni di incarichi di lavoro occasionale, di consulenza, di studio e ricerca.

PROCESSO INTERESSATOConferimento Incarichi di lavoro occasionale, consulenza, studio e ricerca

Aree di rischio

Tipologia del rischio
Valutazione complessiva del rischio in relazioneall’attività/processo
Ufficio coordinamento generaleUfficio del RUP– Violazione dei principi di trasparenza, non discriminazione, parità di trattamento, di rotazione;- Uso distorto del conferimento degli incarichi di collaborazione/consulenza per favorire singoli professionisti e consentire loro di conseguire vantaggi;- Reato di concussione, corruzione, istigazione alla corruzione, istigazione indebita a dare o promettere utilità – articoli 317 e ss Cod. Pen. Traffico di influenze illecite MEDIO

Misure di prevenzione degli eventi corruttivi adottati dalla Società:

La società non ha fatto frequentemente ricorso a tali tipologie di incarico.

La società deve comunque attenersi ai seguenti principi:

preventiva attestazione da parte del coordinatore generale della carenza di risorse interne in grado di espletare le attività da esternalizzare, il cui conferimento deve avvenire mediante procedura pubblica comparativa;

− gli incarichi possono essere conferiti esclusivamente a professionisti esperti di

particolare e comprovata specializzazione anche universitaria;

− solo nei casi di urgenza, attestati dal responsabile competente o dall’Amministratore
unico, ovvero nei casi in cui le esigenze di flessibilità e celerità della Società siano
incompatibili con i tempi richiesti per l’espletamento della procedura comparativa e,
comunque, per gli incarichi di importo complessivo pari o inferiore ad € 40.000,00 (iva
ed oneri di legge esclusi) è ammesso il confronto tra un numero limitato di soggetti, in
ogni caso non inferiori a cinque. In tale ipotesi i soggetti da consultare sono
individuati sulla base di informazioni desunte dal mercato, nel rispetto dei principi di
trasparenza, concorrenza, rotazione e sono invitati a presentare le proprie offerte;
− è opportuno istituire un albo di professionisti da cui è possibile attingere per
l’affidamento degli incarichi di cui alla precedente di cui sopra, mediante invito a
presentare offerta;

− l’individuazione dei professionisti avviene dalla società in funzione della tipologia di

incarico da affidare;

− all’atto del conferimento dell’incarico, il consulente/collaboratore deve rendere
apposita dichiarazione di insussistenza delle cause di inconferibilità di cui al D. Lgs n.
39/2013 nonché la dichiarazione resa ai sensi dell’art. 15, comma 1 lett. c), del D. Lgs n.
33/2013, nonché la dichiarazione di insussistenza di procedimenti penali;
− ai sensi dell’art. 1, commi 675 e 676, della Legge n. 208/2015 è necessario procedere
alla pubblicazione sul sito della Società dei seguenti dati:

▪ gli estremi dell’atto di conferimento dell’incarico, l’oggetto della prestazione, la ragione dell’incarico e la durata; 

▪ il curriculum vitae;

▪ i compensi, comunque denominati, relativi al rapporto di consulenza
o di collaborazione, nonché agli incarichi professionali, inclusi quelli
arbitrali;

▪ il tipo di procedura seguita per la selezione del contraente e il numero di partecipanti alla procedura. A pubblicazione di tali dati costituisce condizione di efficacia per il pagamento del compenso spettante al consulente/collaboratore;

− l’affidamento dell’incarico e la successiva liquidazione sono subordinati alla presentazione del certificato di regolarità contributiva della Cassa di appartenenza.

PROCESSO INTERESSATOIncarichi di consulenza legale /difesa in giudizio della società

Aree di rischio

Tipologia del rischio
Valutazione complessiva del rischio in relazioneall’attività/processo
Ufficio dell’amministratore unico e del coordinamento generale
Violazione dei principi di trasparenza, non discriminazione, parità di trattamento, di rotazione;Abuso nell’affidamento degli incarichi all’esterni

ALTO

Misure di prevenzione degli eventi corruttivi adottati dalla Società:

In via preliminare va evidenziato che nel rispetto dell’applicazione dell’art. 18, comma 1, della Legge n. 133/2008 “le società che gestiscono servizi pubblici locali a totale partecipazione pubblica adottano, con propri provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del personale e per il conferimento degli incarichi nel rispetto dei principi di cui al comma 3 dell’articolo 35 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165e conseguentemente Ambiente Reale provvede al reclutamento del personale  attraverso concorsi pubblici.

Per contenere i rischi rilevati in merito a tale processo si devono attivare le seguenti
procedure:

− istituzione di un elenco di avvocati, dal quale attingere per l’affidamento degli

incarichi di consulenza legale o di patrocinio in giudizio della Società;

− l’affidamento dell’incarico ad un professionista esterno deve essere preceduto
dall’attestazione da parte dell’Amministratore unico e/o del Coordinatore generale
della carenza di risorse interne in grado di espletare l’incarico;

− una volta acclarata la carenza di risorse interne, l’affidamento al professionista

esterno deve avvenire, ove possibile, nel rispetto del principio di rotazione ed in
funzione dei seguenti criteri:

o specializzazione ed esperienze risultanti dal curriculum presentato

 in sede di iscrizione all’elenco;

o incarichi e/o collaborazioni con altri Enti pubblici/società in house, società partecipate nelle stesse materie di interesse della Società;

o evidente consequenzialità e complementarietà con altri incarichi precedentemente assolti.

− nel caso di incarichi di particolare complessità o che richiedano un’elevata

specializzazione, la società si riserva la facoltà di non attingere dall’elenco degli
iscritti, potendo effettuare una specifica consultazione comparativa, anche mediante
l’ordine professionale, di professionisti qualificati (es. professori universitari, cultori
della materia, avvocati specializzati nel settore di interesse ecc);

− l’affidamento dell’incarico al professionista esterno deve essere, in ogni caso,

formalizzato per iscritto con Determinazione e deve contenere, ai sensi di quanto
disposto dall’art. 13 comma 2, della Legge n. 247/2012, la previsione del compenso
pattuito e delle modalità di pagamento;

− l’ufficio amministrativo di riferimento della società deve eseguire un monitoraggio
costante sull’andamento della causa, informando il coordinatore generale e
l’Amministratore unico della Società sullo stato del giudizio, sulla possibilità di
definire bonariamente la controversia ecc;

− il consulente/collaboratore deve rendere, all’atto del conferimento dell’incarico,

apposita dichiarazione di insussistenza delle cause di inconferibilità di cui al D. Lgs
n. 39/2013 nonché la dichiarazione resa ai sensi dell’art. 15, comma 1 lett. c) del D.
Lgs n. 33/2013;

− l’affidamento dell’incarico e la successiva liquidazione sono subordinati alla

presentazione del certificato di regolarità contributiva della Cassa di appartenenza.

Area: Gestione servizi in house providing

PROCESSO INTERESSATOgestione dei rapporti con il socio comune

Aree di rischio

Tipologia del rischio
Valutazione complessiva del rischio in relazioneall’attività/processo
Organo amministrativoEsecuzione non conforme dei servizi affidati rispetto ai relativi disciplinari;Interferenze nella gestione dei rapporti con il comune per i servizi in house affidati;corruzione dei funzionari del Comun al fine dell’ottenimento di affidamento dei servizi in house providing;
MEDIO

Misure di prevenzione degli eventi corruttivi adottati dalla Società:

− Piano Industriale approvato con Delibera del Consiglio Comunale n. …;

− Rispetto della normativa in materia di contratti;

− Gestione adempimenti indicati regolamento dei controlli analogo adottato dal

comune;

− Verifica e monitoraggio delle attività svolte; 

− Budget annuale – reportistica

− Rendicontazione periodica al comune committente

PROCESSO INTERESSATOgestione integrata dei rifiuti urbani

Aree di rischio

Tipologia del rischio
Valutazione complessiva del rischio in relazioneall’attività/processo
Organo amministrativo Coordinamento generale – Gestione del Personale -Ufficio gestione operativa – Non equità e imparzialità nell’esecuzione di un servizio pubblico essenziale;-  Utilizzo mezzi in dotazione-  Rapporti con gli impianti di conferimento-  Verifica esecuzione del servizio- Istigazione alla corruzione, istigazione indebita a dare o promettere utilità – articoli 317 e ss Cod. Pen. – Traffico di influenze illecite
ALTO
PROCESSO INTERESSATOGestione parco automezzi e manutenzione dei veicoli

Aree di rischio

Tipologia del rischio
Valutazione complessiva del rischio in relazioneall’attività/processo
Organo amministrativo Coordinamento generale Gestione del Personale – Ufficio gestione servizio– Utilizzo mezzi in dotazione- Manutenzione dei veicoli;- Verifica esecuzione del servizio;- Fornitura di carburante;- Istigazione alla corruzione, istigazione indebita a dare o promettere utilità – articoli 317 e ss Cod. Pen. Traffico di influenze illecite
ALTO

Misure di prevenzione degli eventi corruttivi adottati dalla Società:

− sistemi di audit e monitoraggi interni; 

− check list;

− tracciabilità delle varie fasi del processo.

PROCESSO INTERESSATOCentro di raccolta comunale

Aree di rischio

Tipologia del rischio
Valutazione complessiva del rischio in relazioneall’attività/processo


– Ufficio gestione servizio operativo
– gestione del servizio di conferimento da parte delle utenze;- manipolazione e/o alterazione dati inseriti nel data base fornito dal comune per il funzionamento del palmare PDABASSO

Misure di prevenzione degli eventi corruttivi adottati dalla Società:

− Regolamento di gestione del centro di raccolta comunale e delle disposizioni

aziendali;

− Contratto per il servizio di gestione integrata dei rifiuti sottoscritto con il comune di

Boscoreale;

− videosorveglianza del centro.

Altre aree di rischio

Di seguito per l’area in esame si evidenziano i processi a rischio, le fasi per ciascun processo, gli uffici coinvolti e le possibili modalità di commissione dell’evento corruttivo.

ProcessoGestione amministrativo e contabile


Fasi a rischio
tenuta della contabilitàadempimenti connessi alla redazione del bilancio e relazioni infrannualiredazione Piano finanziario ed industriale annualegestione flussi finanziari

Uffici coinvolti
Organo AmministrativoAmministrazione e Personale

Descrizione evento corruttivo
registrazione di false operazioni finalizzata alla creazione di fondi neri strumentali alla realizzazione di pratiche corruttive
PROCESSO INTERESSATOPulizie uffici pubblici

Aree di rischio

Tipologia del rischio
Valutazione complessiva del rischio in relazioneall’attività/processo
– Organo amministrativo Coordinamento generale Gestione del Personale- Ufficio gestione operativa– Non equità e imparzialità nell’esecuzione di un servizio pubblico essenziale;Verifica esecuzione del servizioIstigazione alla corruzione, istigazione indebita a dare o promettere utilità  articoli 317 e ss Cod. Pen. Traffico di influenze illecite
ALTO

Misure di prevenzione degli eventi corruttivi adottati dalla Società:

− Disciplinari di servizio

17. Il Sistema di controllo interno

Il sistema di controllo interno di Ambiente Reale ha lo scopo di monitorare il rispetto delle
strategie ed il conseguimento delle seguenti finalità:

− efficacia ed efficienza dei processi ed operazioni aziendali;
− qualità e affidabilità dell’informazione economica e finanziaria;
− rispetto di leggi e regolamenti, delle norme e dei regolamenti aziendali.

I principali soggetti attualmente responsabili dei processi di controllo e monitoraggio nella
Società sono:

− il Direttore Generale; 

− il Coordinatore generale;

− il Responsabile per la Prevenzione della Corruzione, nominato dalla Società, ai sensi

della Legge 190/2012;

Al fine di contenere il rischio di comportamenti corruttivi sono state individuate ulteriori
misure di carattere trasversale così definite:

misure obbligatorie (misure la cui applicazione è obbligatoria ex lege);
misure di carattere generale che la Società ha deciso di implementare, sulla base
delle indicazioni del PNA, aventi natura generale e trasversale;

misure di rafforzamento da implementare sulle aree di rischio. Le misure sono

specifiche per ogni area che presenti profili di rischio medi o alti.

18. Misure obbligatorie

Adempimenti di Trasparenza ai sensi del D. Lgs. 33/2013

Con riferimento alla trasparenza, la Legge è intervenuta a rafforzare gli strumenti già
vigenti, prevedendo una serie di disposizioni che si applicano direttamente a tutte le
pubbliche amministrazioni e agli enti pubblici nazionali, compresi quelli aventi natura di
enti economici, nonché alle società partecipate e a quelle da esse controllate, per la loro
attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o dell’Unione Europea ed ha
conferito una delega al Governo per approvare un decreto legislativo. Con l’approvazione
del D.Lgs. n. 33 del 2013 recante “Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di
pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche
amministrazioni”, il Legislatore ha provveduto al riordino della disciplina riguardante gli
obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche
amministrazioni.

Ambiente Reale è destinataria degli obblighi di trasparenza previsti dallo stesso decreto,
limitatamente alle disposizioni applicabili alle Società partecipate o controllate da
pubbliche amministrazioni, nonché consapevole che la trasparenza rappresenta uno
strumento fondamentale per la prevenzione della corruzione e per l’efficienza e l’efficacia
dell’azione amministrativa, attua le misure di trasparenza previste dalla normativa
attraverso la pubblicazione di tutte le informazioni sul sito istituzionale,
sezione Amministrazione Trasparente.

Inconferibilità per gli incarichi dirigenziali ai sensi del D. Lgs. 39/2013

Il D.Lgs. n. 39 del 2013 ha disciplinato alcune specifiche ipotesi di inconferibilità per
incarichi dirigenziali o incarichi a questi assimilati, incarichi di Amministratore unico,
presidente con deleghe gestionali dirette e di altro organo di indirizzo dell’attività
dell’ente, con particolare riferimento a situazioni in cui tali soggetti siano stati destinatari
di sentenze di condanna per delitti contro la pubblica amministrazione, nonché negli altri
casi previsti dal decreto (si vedano, in particolare, i casi previsti dai capi II, III e IV del
Decreto, ove applicabili alla Società).

Il Direttore del personale, responsabile del procedimento di selezione acquisisce da tutti i
candidati per le posizioni rilevanti rispetto alle prescrizioni del D. Lgs. 39/2013,
informazioni e dichiarazioni in sede di selezione aventi lo scopo di verificare
l’insussistenza di una delle cause di inconferibilità previste da D. Lgs. 39/2013.
Il RPCT ha la responsabilità di accertare il rispetto delle disposizioni sull’inconferibilità
degli incarichi previste dal Decreto. Pertanto, il Direttore del personale comunica al RPCT
l’apertura del processo di selezione di figure dirigenziali e trasmette allo stesso la
documentazione acquisita in merito all’insussistenza di cause di inconferibilità, affinché lo
stesso possa effettuare, anche con il supporto del direttore del personale, tutti i controlli
ritenuti opportuni.

Nel caso in cui sussistano cause di inconferibilità il RPCT, in coordinamento con il
direttore del personale, è tenuto ad effettuare la contestazione all’interessato e ad attivare
le conseguenti misure previste dal D. Lgs. 39/2013. In particolare, il RPCT segnala i casi in
cui ravvisa possibili cause di inconferibilità all’A.N.AC. e alle Autorità indicate all’art. 15
dello stesso D.Lgs. 39/2013.

Pantouflage

In coerenza con quanto stabilito dalL’art.21 del D.Lgs. n.39/2013, l’ambito applicativo
della disposizione, è stato altresì oggetto di intervento espresso dell’ANAC con Delibera n.
1074/2018, specificando, al punto 9.2, che i soggetti privati in controllo pubblico sono
certamente sottoposti al divieto di pantouflage, tenuto conto di quanto disposto dall’art. 21
del medesimo decreto, gli amministratori e i direttori generali, in quanto muniti di poteri
gestionali, mentre “non sembra invece consentita un’estensione del divieto ai dipendenti,
attesa la formulazione letterale del citato articolo 21 che fa riferimento solo ai titolari di
uno degli incarichi considerati dal D.lgs. n. 39/2013.

Ad analoghe conclusioni si giunge per i dirigenti ordinari”. Negli enti di diritto privato in
controllo pubblico, regolati o finanziati, definiti dal D.lgs.39/2013, tenendo conto di
quanto disposto dall’art. 21 del medesimo decreto, gli amministratori e i direttori generali
sono sottoposti al divieto di pantouflage in quanto muniti di poteri gestionali. I dirigenti
ordinari sono esclusi dall’applicazione dell’art. 53, co.16-ter, del d.lgs. 165/2001, a meno
che, in base a statuto o a specifiche deleghe, siano stati loro attribuiti specifici poteri
autoritativi o negoziali.

Nel novero dei poteri autoritativi e negoziali rientrano sia i provvedimenti afferenti alla
conclusione di contratti per l’acquisizione di beni e servizi sia i provvedimenti che
incidono unilateralmente, modificandole, sulle situazioni giuridiche soggettive dei
destinatari. Tenuto conto della finalità della norma, può ritenersi che fra i poteri
autoritativi e negoziali sia da ricomprendersi l’adozione di atti volti a concedere in
generale vantaggi o utilità al privato, quali autorizzazioni, concessioni, sovvenzioni,
sussidi e vantaggi economici di qualunque genere. Quale misura volta a implementare
l’attuazione dell’istituto, RPCT intende fare introdurre, in gare relative agli affidamenti di
contratti pubblici, l’obbligo per l’operatore economico concorrente di rendere la
dichiarazione di non avere stipulato contratti di lavoro o comunque attribuito incarichi a
ex dipendenti in violazione del divieto di pantouflage. La Società, inoltre, intende
prevedere l’inserimento di apposite clausole negli atti di assunzione del personale che
prevedono specificamente il divieto di pantouflage.

Formazione di Commissioni e altri casi previsti dal PNA

La Legge 190/2012 e il PNA introducono specifiche misure di prevenzione di carattere
soggettivo, che mirano a prevenire i rischi di fenomeni corruttivi al momento della
formazione degli organi deputati a prendere decisioni e ad esercitare il potere nelle
amministrazioni, prevedendo specifici controlli in relazione all’assegnazione di incarichi
per gli uffici considerati a più elevato rischio di corruzione, finalizzati in particolare a
verificare l’assenza di condanna per reati contro la pubblica amministrazione.
Nel rispetto di quanto previsto da tali prescrizioni e ad esempio nel caso della formazione
di commissioni per l’affidamento di contratti di appalto, sono effettuate verifiche al fine di
controllare eventuali precedenti penali per delitti contro la Pubblica Amministrazione
prima dell’assegnazione dell’incarico.

Dopo il conferimento dell’incarico, in caso di notizia di avvio di un procedimento penale
per reati contro la Pubblica Amministrazione in capo ad un soggetto incaricato, il RPCT in
collaborazione con il Direttore del personale e sentito l’Amministratore unico, valuta nel
rispetto di quanto previsto CCNL di riferimento, la sussistenza dei presupposti in ordine
alla possibilità di comminare la sospensione cautelare. Per le commissioni di concorso si
applicano le disposizioni, stringenti, del Regolamento del personale.

20. Misure di carattere generale

Formazione in tema anti-corruzione

La formazione costituisce uno strumento imprescindibile per un’efficace implementazione
del presente Piano, al fine di consentire la diffusione capillare dei principi di
comportamento e di controllo adottati dalla Società sui temi anti-corruzione.
La società determina il programma di formazione ai fini anti-corruzione, valutando e
determinando i criteri con cui individuare il personale da destinare a sessioni di
formazione specifica.

In termini generali, il Programma deve essere articolato su due livelli:

− livello generico rivolto ai dipendenti individuati in merito alle novità normative e

agli aspetti connessi alla lotta alla corruzione;

− livello specifico rivolta al Responsabile della Prevenzione della corruzione ed al

personale operante nei settori a rischio.

Il programma di formazione anti-corruzione:

− può avere un orizzonte pluriennale;

− può essere strutturato sia con modalità d’aula, che con sistemi di e-learning;
− può essere differenziato in funzione dei destinatari (livello organizzativo e operatività in aree che presentano profili di rischio più o meno elevati);
− deve prevedere sessioni formative per i seguenti soggetti:

o Soggetti apicali operanti nelle aree che presentano profili di rischio

maggiormente rilevanti;

o Responsabile per la Prevenzione della Corruzione;

Nello sviluppo del Programma, il RPCT cura, in collaborazione con il Direttore del
personale, l’identificazione dei soggetti cui viene erogata la formazione in tema di
anticorruzione.

Il Programma può prevedere sessioni diversificate per soggetti apicali o non apicali
(distinguendo ulteriormente tra la generalità di tali soggetti e coloro che operano in
specifiche aree a rischio).

Il programma di formazione è finalizzato a garantire un adeguato livello di conoscenza e
comprensione, a titolo esemplificativo e non esaustivo, delle disposizioni previste dalle
normative, dei principi previsti dal presente Piano, delle sanzioni previste in caso di
violazione di tali regolamenti.

Il programma di formazione è caratterizzato:

− dall’obbligatorietà della partecipazione alle sessioni formative; − da controlli sulla effettiva partecipazione;

Sono inoltre previsti, per ogni momento formativo, test mirati per valutare l’efficacia dell’azione formativa.

In caso di modifiche e/o aggiornamenti rilevanti del Modello e del Piano, derivanti sia da
aggiornamenti interni (es. modifiche organizzative) che esogeni (ad es. aggiornamenti
normativi), il programma di formazione è aggiornato introducendo moduli di
approfondimento mirati alla conoscenza delle variazioni intervenute.

Il programma di formazione comprende, in ultimo, specifiche modalità formative per i
neoassunti destinati ad operare nelle aree maggiormente esposte al rischio.

Il controllo sulla qualità dei contenuti dei programmi di formazione e sulla frequenza
obbligatoria agli stessi spetta alla Direzione Risorse Umane in collaborazione con il RPCT.
Si prevede l’articolazione di un programma di formazione obbligatorio per le figure
apicali operanti nelle aree che presentano profili di rischio maggiormente rilevanti e per il
Responsabile per la Prevenzione della Corruzione.

Rotazione del Personale addetto alle aree a rischio corruzione

E’ prevista tra le misure di contrasto la rotazione dei dipendenti che costituiscono le figure apicali nei servizi particolarmente esposti al rischio di fenomeni di corruzione.

La rotazione dei dipendenti interesserà la figura apicale del servizio ed eventualmente
altre figure oggetto di valutazione specifica, di concerto con il Direttore Generale, e in
ogni caso, il numero dei dipendenti non dovrà superare il 20% della dotazione organica del
servizio, e comunque almeno una unità, al fine di non creare disfunzioni

nell’organizzazione. La rotazione dei dipendenti al fine di limitare disservizi, dovrà
avvenire in seguito a valutazione del Responsabile del servizio applicando criteri di
gradualità e tenendo conto delle caratteristiche ed attitudini dei dipendenti.

Viene prevista l’individuazione, da parte del Direttore Generale, di un referente per
ciascun settore. I referenti hanno il compito preminente di svolgere attività informativa nei
confronti del Responsabile dell’Anticorruzione, affinché questi abbia elementi e riscontri
sull’intera organizzazione ed attività dell’Amministrazione e di costante monitoraggio
sull’attività svolta dagli uffici di settore. I referenti potranno essere sostituiti con
provvedimento del Responsabile dell’Anticorruzione.

Monitoraggio flusso della corrispondenza

Tutta la corrispondenza in entrata e in uscita, sia cartacea sia per pec, deve essere
protocollata, per il momento con il registro cartaceo e a breve con il sistema informatico
che la Società ha già provveduto ad acquisire.

Sulla base del Piano nazionale anticorruzione che riserva uno spazio importante alla tutela
del dipendente che effettua segnalazioni di illecito. 

Altra cautela consiste poi nel “prevedere codici sostitutivi dei dati identificativi del
denunciante e predisporre modelli per ricevere le informazioni utili per individuare gli
autori della condotta illecita e le circostanze del fatto”.

Vengono, inoltre, previsti, per evitare ritorsioni o rappresaglie, obblighi di riservatezza a
carico di tutti coloro che ricevono o vengono a conoscenza della segnalazione e di coloro
che successivamente venissero coinvolti nel processo di gestione della segnalazione.
Questi meccanismi di tutela vanno divulgati attraverso un’adeguata informazione, per
evitare il fenomeno delle mancate segnalazioni dovute al timore di subire conseguenze
pregiudizievoli.

Canale per le segnalazioni riservate dei dipendenti (whistleblowing) e tutela del dipendente che segnala l’illecito

Il presente Piano prevede un canale di segnalazione delle violazioni (c.d. whistleblowing)
e di misure di tutela nei confronti dei soggetti che effettuano segnalazioni.

La società può infatti essere destinataria di segnalazioni aventi ad oggetto il
funzionamento e l’aggiornamento del Piano, ovvero l’adeguatezza dei principi e delle
procedure aziendali, nonché di eventuali comportamenti in violazione degli stessi.
Lo stesso canale si applica in riferimento al presente Piano per evitare inutili ridondanze
nei flussi di whistleblowing o difficoltà del segnalante nell’identificare il soggetto cui
indirizzare la comunicazione. Le segnalazioni devono essere effettuate in forma scritta,
anche mediante e-mail all’indirizzo di posta elettronica dedicato (indicare) e indirizzate in forma riservata al Responsabile per la
Prevenzione della Corruzione.

Il Responsabile per la Prevenzione della Corruzione:

− agisce in modo da garantire i segnalanti contro qualsiasi forma di ritorsione,

discriminazione o penalizzazione, nel rispetto dei principi definiti dal PNA,
assicurando altresì l’anonimato del segnalante e la riservatezza dei fatti dal
medesimo segnalati, fatti salvi gli obblighi di legge e la tutela dei diritti della
Società;

− conserva le segnalazioni, i dati e le informazioni relative, in un archivio informatico

o cartaceo, con criteri e modalità idonee a garantire la riservatezza e la protezione
delle stesse nel rispetto della normativa vigente.

20. Misure di rafforzamento da implementare sulle aree di rischio

In aggiunta alle misure obbligatorie e alle misure di carattere generale si ritiene opportuno
introdurre le misure di rafforzamento per alcune delle aree che presentano profili di
rischio MEDIO e ALTO.

Massima
Area di rischio
esposizione alrischio rilevata in mappatura
Ambiti di maggior sensibilità
Processo di selezione del personale• Nomina o influenza sulla nomina dei soggetti
Selezione dipersonale
ALTO
incaricati delle valutazioni del personale• Riconoscimento di progressioni economiche o di carriera• Assunzioni agevolate, stabilizzazioni del personale,      piani di esodo, ecc.
      Misure da implementare
Pubblicazione sul sito dell’avviso di selezione, delle cause di incompatibilità, e degli iter di selezione• Pubblicazione sulla internet di avvisi per copertura di posizioni interne e comunicazione relativi esiti• Archiviazione formalizzata delle candidature e tracciabilità delle valutazioni dei soggetti valutatori (schede analitiche, verbali di valutazione ecc.), con maggior ricorso, dove possibile, a prove scritte• Formalizzazione dei criteri di pianificazione delle assunzioni e delle progressioni di carriera• Sorteggio o comunque rotazione dei membri degli organi incaricati delle valutazioni in caso di assunzione o progressioni di carriera• Progressioni di carriera: approvazione degli incrementi retributivi di natura
discrezionale da parte del C.d.A. (Dirigenti e Quadri) e della Direzione Generale (altri
Dipendenti)• Assunzioni agevolate, stabilizzazioni, piani di esodo, ecc.: segregazione tra il soggettoche definisce i criteri di incentivazione e quello che effettua la negoziazione

21. Informativa nei confronti del RPCT e dell’amministrazione vigilante

L’Organo Amministrativo e i responsabili delle funzioni aziendali, ciascuno per quanto di
propria competenza, comunicano al Responsabile della Prevenzione in via cumulativa o
periodica, i principali provvedimenti assunti nell’ambito della propria funzione che siano
rilevanti in relazione alle attività a rischio individuate nel Piano Anticorruzione e/o gli
esiti delle attività di controllo eseguite, anche in applicazione delle procedure di controllo
adottate.

La Società attua un idoneo sistema informativo relativo al Piano adottato nei confronti del Comune di Boscoreale socio unico che effettua il controllo ai sensi dell’art. 2359 c.c.

23. Sanzioni disciplinari

Le misure di prevenzione e contrasto della corruzione recepite nel Piano devono essere
rispettate da tutti i dipendenti. Gli illeciti disciplinari comportano l’irrogazione delle
sanzioni previste dalle norme contrattuali, sindacali e di legge. Il sistema disciplinare di

Ambiente Reale è quello stabilito nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro sui servizi
ambientali. In particolare, l’art. 68 del CCNL, con riferimento ai provvedimenti
disciplinari, sancisce che “l’inosservanza da parte del dipendente, delle norme di legge del
CCNL, con particolare riguardo a quelle relative ai diritti e ai doveri, nonché delle
disposizioni di servizio diramate dall’azienda può dar luogo, secondo la gravità
dell’infrazione, all’applicazione dei seguenti provvedimenti:

a) Richiamo verbale;

b) Ammonizione scritta;

c) Multa non superiore a quattro ore della retribuzione base parametrale;
d) Sospensione dal lavoro e dalla retribuzione globale da un minimo di un giorno
fino ad un massimo di dieci giorni;

e) Licenziamento con preavviso; 

f) Licenziamento senza preavviso.

Il provvedimento di cui alla lettera e) si può applicare nei confronti di quei lavoratori che
siano incorsi per almeno tre volte nel corso di due anni per la stessa mancanza o per
mancanze analoghe, in sospensione dal lavoro e dalla retribuzione per un totale di 20
giorni o, nello stesso periodo di tempo, abbiano subito almeno 4 sospensioni per 35 giorni
complessivamente, anche se conseguenti ad inosservanza dei doveri di cui all’art. 66 del
CCNL.

Il provvedimento di cui alla lettera f) si applica nei confronti del personale colpevole di
mancanze relative ai doveri analoghe, anche non particolarmente richiamati nel CCNL le
quali siano di tale entità da non consentire la prosecuzione provvisoria del rapporto di
lavoro come ad esempio: insubordinazione seguita da vie di fatto, furto, condanne per
reati infamanti.

Nel caso in cui l’entità della mancanza non possa essere immediatamente accertata,
l’azienda a titolo di cautela può disporre l’allontanamento del lavoratore per un periodo di
tempo non superiore a 10 giorni. Durante tale periodo al lavoratore verrà corrisposta la
retribuzione, salvo che non risulti accertata una sua colpa passibile di uno dei
provvedimenti disciplinari previsti dalla lettera d) e) f).

Si rammenta, infine, che l’art. 2104 del Codice Civile sancisce che il lavoratore deve
osservare nello svolgimento delle proprie mansioni le disposizioni impartite dal datore di
lavoro o dei collaboratori dai quali direttamente dipende. In caso di inosservanza di dette
disposizioni il datore di lavoro può irrogare le sanzioni disciplinari, graduate in funzione
della gravità dell’infrazione, nel rispetto di quanto previsto dal CCNL di riferimento.

24. Aggiornamento del piano

Annualmente il Responsabile della Prevenzione valuterà l’adeguatezza del Piano di
Prevenzione della Corruzione adottato e, se necessario, apporterà le opportune modifiche
e/o integrazioni che verranno sottoposte all’approvazione del Consiglio di Amministrazione.
Le modifiche e/o integrazioni potranno rendersi necessarie qualora si verifichino
significative violazioni delle prescrizioni contenute nel Piano o a seguito di modifiche del
quadro normativo e/o della struttura della Società.

25. Misure di rafforzamento

In aggiunta alle misure di carattere generale, alle prescrizioni del Codice Etico, alla
previsione del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo con particolare ma non
esclusivo riferimento a quelle indicate nella parte speciale del Modello riferita ai reati
contro la Pubblica Amministrazione, la Società ha ritenuto opportuno introdurre misure
di rafforzamento ulteriori per i processi che presentano profili di rischio BASSO,
MEDIO, ALTO o MOLTO ALTO.

Per ogni misura di rafforzamento è stato definito dal RPCT un programma di implementazione, che identifica:

▪ le Funzioni aziendali coinvolte;

 ▪ la crono-pianificazione della misura come obiettivo per il triennio.
Nell’ambito del programma saranno favoriti, quando possibili, anche interventi di
ulteriore rafforzamento delle misure già implementate d’informatizzazione dei processi e
di accesso telematico ai dati.

Il programma delle misure di rafforzamento da implementare è riportato in allegato.

26. Entrata in vigore

Il presente Piano entra in vigore a seguito dell’approvazione del Consiglio di Amministrazione.
A seguito dell’adozione, il Piano viene pubblicato sul sito web istituzionale della Società
nella apposita sezione “Amministrazione Trasparente” e trasmesso al Comune di Boscoreale

Il documento viene diffuso al personale interno mediante invio di mail.
Il presente Piano verrà inoltre consegnato, per mail, ai nuovi assunti ai fini della presa
d’atto e dell’accettazione del relativo contenuto.